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Della fotografia (e dei bambini)


E’ da qualche giorno che, per una serie di coincidenze più o meno evidenti, mi trovo ad usare la macchina fotografica con una certa assiduità: la prima e più ghiotta delle occasioni mi si è presentata a margine del “Children Day”, una giornata durante la quale tutti i colleghi dell’azienda per la quale lavoro hanno l’opportunità di portare i propri figli a vedere “dove lavora papà/mamma”: il risultato si è concretizzato in circa 250 foto fatte a tutti i piccini presenti in ufficio e si è rivelata una splendida opportunità per immortalare quanto di più espressivo penso esista sulla faccia della terra, ovvero i visi, le smorfie, le espressioni umane.

Ho sempre amato stare tra i bimbi, se mai dovessi trovare tempo da dedicare al volontariato di certo lo dedicherei ad un’ente che si occupa del diritti all’infanzia (detesto parlare con il condizionale soprattutto quando si parla di argomenti tanto delicati, purtroppo però il tempo per dedicarsi a tutto non c’è…), ecco il motivo per cui venerdì in occasione di questa giornata speciale mi sono divertito forse più io di loro.

Il miglior modo di avvicinarsi ai bambini (per quanto riguarda la mia esperienza personale) è porsi al loro livello, sforzarsi di far proprio il loro modo di interpretare le cose, di vedere il mondo. Questo comporta la rinuncia forzata a tutto un bagaglio di esperienze e assoluti che noi diamo come scontati. Ma che tali non possono essere, per fortuna, nella testa di un essere umano all’età di 3/4 anni. Questo “calarsi” nel loro mondo funziona anche quando ci si avvicina con una macchina fotografica in mano: bisogna rendersi trasparenti, diventare parte del gruppo, è necessario essere accettati prima di poter dialogare con un bambino, specialmente quando si imbraccia uno strumento come una reflex che ai loro occhi può risultare tanto un gioco quanto una minaccia.

Una volta rotto il ghiaccio poi si diventa complici, ci si “concede” l’un l’altro molto più facilmente rispetto a quanto accade quando ci si avvicina in età adulta. Fotografare diventa semplice, anche grazie allo straordinaria capacità di trasmettere le emozioni propria dei bambini. Proprio questa loro sincerità d’animo, la totale assenza di secondi fini e trasparenza totale è ciò che mi diverte e mi ripaga allo stesso istante quando passo del tempo con loro.

Lungi dal voler intavolare un discorso a sfondo pediatrico mi limiterò, prendendo spunto dall’argomento fotografia, a consigliarvi un paio di mostre interessanti: la prima è intitolata Faccia a Faccia dove si affronta il ritratto fotografico contemporaneo, alla luce degli inevitabili mutamenti sociali e di valori della società attuale, un piacevole sguardo (a tratti anche irriverente) sul futuro della ritrattistica, affrontato in maniera assolutamente non tecnica. In seconda battuta se capitate da queste parti, fino al 17 giugno sempre presso il Centro Forma Foto in P.zza Tito Lucrezio Caro, è in corso una mostra su Sebastião Salgado ovvero il fotografo dell’anima, dotato di una attenzione tutta particolare non solo all’uomo ma anche e soprattutto al contesto sociale nel quale è calato. Purtroppo qualsiasi definizione riguardante le sue fotografie rischia di essere incompleta, ecco perchè se l’argomento anche solo vi interessa, il link alla mostra e qualche ricerca immagini grazie a Google potrebbe valer più di mille altre argomentazioni!

PS: la fotografia di questo post è dedicata alla piccola Noemi, in secondo piano Sara.

  1. isimaro
    21 Maggio 2007 a 20:55 | #1

    Bellissima Noemi…

  2. Mati
    22 Maggio 2007 a 10:47 | #2

    Sei riuscito a farmi capire quant’è sperperato il tempo che dedico al mio blog …così sciocco e poco singificativo rispetto a questo ;D)
    Bellissime parole, concetti degni di nota e di lunghe riflessioni, scatti che ad osservarli ti catalizzano e ti emozionano.
    Lascia che ti lasci i miei complimenti e che torni con calma a soffermarmi nelle tue “cose”.
    Sono un pò sconfortata oggi … ieri un tizio che si firmava “io” mi ha lasciato commenti sgradevolissimi e la cattiveria gratuita oltre a non concepirla non la digerisco perchè continuo a domandarmi “perchè” e non trovo risposta alcuna.

    Un carissimo abbraccio …a te e anche alle due bimbe qui sopra che sono uno spettacolo!

  3. G.
    22 Maggio 2007 a 11:15 | #3

    Ti immagino, in mezzo a quella mandria di semi-ometti alti all’incirca un metro, che cerchi di rimpicciolirti per passare inosservato ed essere uno di loro..impresa piuttosto difficile date le tue altezze :D
    Foto splendida, come sempre…

  4. Elys
    22 Maggio 2007 a 21:59 | #4

    La fotografia è una delle passioni che un giorno vorrei tanto riuscire a coltivare come si deve! Me ne sono “innamorata” da quando ho conosciuto un ragazzo (anni fa) che durante il periodo trascorso fuori Italia per lavoro, occupava il tempo libero immortalando luoghi meravigliosi.

  5. Titania
    28 Maggio 2007 a 14:13 | #5

    mammamia dimmi dove posso trovare questa meravigliosa frugola e rapirla!!!! Nel caso in cui sia impossibile, posso almeno rubarti la foto? :-) ))
    a presto Micky, baciottoni

  6. Claudio
    6 Giugno 2007 a 2:18 | #6

    Per la prima volta trovo il tempo di leggere il tuo blog e come potevo immaginare e’ ricco, profondo, ironico, ricco si spunti e di idee..
    Complimenti! Non solo per lo scatto a dir poco fantastico (complimenti a Noemi e Sara e ai loro genitori; sono bellissime) ma sopratutto per le parole. Per quel’uso carezzevole e sincero della nostra madre lingua che, se non mal utilizzata (Mati mi spiace per cio’ che ti e’ successo), sa’ suscitare le piu’ nobili emozioni…

    Un’abbraccio!

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