Si chiude il sipario…
AGGIORNAMENTO: DA OGGI IN POI MI POTRETE TROVARE SU http://viaggiosenzadestinazione.splinder.com
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Sosta forzata in questi giorni per via della migrazione della piattaforma blog di Tiscali che come vedete ha avuto impatto anche sul layout grafico del blog.

Finalmente… in un periodo particolarmente denso e carico a livello emotivo e mentale ecco una buona notizia: é arrivata l’ufficializzazione da parte dell’ufficio Risorse Umane, del mio nuovo incarico: dal 1 agosto divento Delivery Manager (o meglio, sono stato trasferito nel gruppo di Delivery Management) e la cosa piu’ bella, la soddisfazione più grande è che ce l’ho fatta senza giochetti sporchi, senza raccomandazioni o spinte. La differenza l’ha fatta non tanto la mia competenza tecnica quanto la mia “attitudine caratteriale ai rapporti con le persone” (mi ha fatto molto molto piacere sentirmelo dire, ve lo confesso). E’ il primo frutto concreto di un cambiamento caratteriale che arriva da lontano!
Ora inizia una nuova sfida densa di maggiori responsabilità, completamente diversa sotto tutti i punti di vista da quella attuale, per un certo verso rischiosa dato che si parla di un progetto in fase di start-up e quindi il successo dipende davvero – almeno in parte – da come lavoro, da cosa faccio e da quanto ci metto di mio nel nuovo incarico. Questo significa anche cambiare approccio: basta fare il soldatino con la testa china a spalar quintali di lavoro, sarà importantissimo lavorare a livello politico.
Le sfide non mi hanno mai fatto paura, anzi mi sento carico ed esaltato!!! Vediamo di iniziare nella maniera migliore (dal 1 agosto) questa nuova esperienza e speriamo che dia i suoi frutti concreti questa volta!
Il viaggio cambia direzione, un’altra piccola svolta! Avanti così!!!

No, maledizione no!
Paris Hilton che esce dal carcere agghindata nemmeno fosse una sfilata di haute couture francese, quella che piange miseria trovandosi a dover pagare il giusto tributo in una stanza 2×3 metri, rea di avere combinato qualche marachella alla guida della sua automobile… non è una notizia.
E così Mika Brzezinski, giornalista principale della rubrica mattutina Morning Joe, emittente MSNBC, non ci sta. Fruga nella borsetta al fianco dell’inquadratura, tira fuori un accendino e tenta di dar fuoco in diretta al foglio recante la notizia. La scena è troppo forte forse, l’orario non è certo il prime time serale ma è pur sempre mattina e così la spalla che conduce insieme a lei la rubrica le toglie la notizia dalle mani ed inizia ad improvvisare un siparietto con un terzo giornalista.
La Brzezinski decide però che il segnale deve essere forte, il suo TG non farà menzione di quella “non notizia”, prende la seconda pagina del documento e la lascia passare attraverso una distruggi-documenti (che macchina geniale!!!) ed il gioco è fatto.
La regia però ha deciso, ci sono in gioco un bel mucchio di bigliettoni ed una fetta di share, non si può fare a meno della Hilton in apertura, così manda in onda un breve video con l’ereditiera che esce trionfante dal Los Angeles County Jail assediata da fotografi e curiosi. La scena che segue è curiosissima: la Brzezinski con le mani tra i capelli si dispera, non riesce a credere di non essere stata in grado di fermare un tale affronto ai suoi principi di giornalista integerrima. Viene bersagliata quindi da qualche battuta dei due giornalisti al seguito prima di poter continuare a condurre il suo notiziario.
Video importato
YouTube Video
Ora… la signorina Brzezinski dovrebbe ricordarsi che l’emittente per la quale lavora ha tentato in tutte le maniere di accaparrarsi i diritti esclusivi delle prime confessioni da ex galeotta della Hilton. Se non ci è riuscita è solo perchè quella vecchia volpe di Larry King ha messo sul piatto una proposta economica che ha di fatto spazzato via la concorrenza (non oso immaginare quanti milioni di dollari ha portato a casa la simpatica signorina…)
Suvvia Mika, non ti disperare: sei stata buggerata dal tuo datore di lavoro che si è fatto beffe della tua coerenza. To the other side, la Hilton ha versato qualche lacrima in diretta TV ed ha passato qualche giorno al fresco guadagnandoci un contratto multimilionario e tanta pubblicità a costo zero.
Ah, non esistono più le favole di una volta!!!
PS: il mondo del giornalismo americano è una comica unica: all’inizio ti sbatte in prima pagina Paris che piange per aver dovuto fare rientro in cella a seguito di un ripensamento del giudice, poi decide di fare pubblica ammenda per aver violato un “momento di privacy tanto particolare” di una star ed averlo reso pubblico ed infine… ahahah, beh, povera Mika!
PPS: il mondo della giustizia americano non è poi tanto diverso da quello del giornalismo, me ne dovrò ricordare quest’estate quanto sarò al volante dell’auto lungo qualche Interstate californiana. Io di cognome non faccio Hilton!!!
Ringrazio fin da subito Bruno che ha pubblicato questa clip sul proprio blog, hai acceso la classica lampadina pitagorica!
Il pretesto è un piccolo filmato, un’animazione in computer graphics (di quelle alla Pixar tanto per intenderci) di qualche minuto che, a mio modo di vedere, descrive perfettamente chi è il sognatore: un pazzo che crede in ciò che fa, che plasma la realtà in base ai propri desideri, un realizzatore di mondi perfetti che non ha paura di mettersi in gioco nè tantomeno delle eventuali conseguenze, un pò romantico visionario, un pò guascone irresponsabile. Uno scomunicato dei nostri tempi, data la scarsità di persone che credono in ciò che fanno, in ciò che sentono, in ciò che sognano.
A voi Kiwi!
PS: il finale può essere considerato amaro, se amate solo e solamente i lieti fine… siete avvisati
PPS: stoppate la musica in sottofondo, la musica di accompagnamento ha il suo perchè!
Video importato
YouTube Video

D’improvviso si è fatto nero. O meglio, dal limpido sole siamo passati prima a qualche timido velo nemmeno fosse organza, di una tinta bianco pallido. Poi il colore si è fatto sempre più pieno ed intenso passando dal grigio chiaro al violetto, fin quasi al nero pece. Ora tuona in lontananza, da sud est seguendo in parallelo la linea adriatica degli appennini (che ancora si scorgono nettamente all’orizzonte) sta caricando un temporale pieno d’acqua. Gioca a fare il grosso con la sua gran voce ma temo purtroppo che porterà poca acqua per più tempo invece che manifestarsi violentemente nella sua brevità.
Poco importa, ho bisogno di parlarci assieme, quest’oggi io e lui siamo fatti della stessa pasta. E così mentre la gente tra il baccano generale ed i pianti dei bambini corre a cercar rifugio, io indosso le mie scarpe da ginnastica, pantaloncini e maglietta. E vado a corrergli incontro.
Niente musica per le mie fatiche oggi, la colonna sonora della mia corsa sarà il vento, il tuono, l’acqua ed il rumore di qualche pensiero troppo pesante e quindi incline a schiantarsi alle mie spalle. Non ho tempo per stare appresso ai pensieri ora, non ho voglia.
Ho voglia di correre.

Mettendo un pò di ordine tra gli mp3, questa mattina mi imbatto in questa canzone che ora potete ascoltare come colonna sonora in sottofondo sul mio blog.
Visto che non lo avevo mai fatto ho deciso di andarmi a leggere il testo… beh, curioso come le stesse emozioni che trasmette la musica siano replicate pari pari anche nel testo: la scena che fantasticavo ascoltando le note viene riproposta quasi precisa leggendo le liriche dei due musicisti norvegesi. Quantomeno singolare…
Kings of convenience – Cayman Island
Through the alleyways to cool off in the shadows
then into the street following the water
there’s a bearded man paddling in his canoe
looks as if he has come all the way from the cayman islands
these canals, it seems, they all go in circles
places look the same, and we’re the only difference
the wind is in your hair, it’s covering my view
I’m holding on to you, on a bike we’ve hired until tomorrow
if only they could see, if only they had been here
they would understand, how someone could have chosen
to go the length I’ve gone, to spend just one day riding
holding on to you, I never thought it would be this clear

Correre come un ossesso in bicicletta di notte sotto una pioggia torrenziale per una città deserta insieme ad un VERO amico, ballare senza sosta dalle 11 alle 4 del mattino per quattro giorni consecutivi come nemmeno da adolescenti si faceva, girare per la città senza meta con una macchina fotografica in mano e parlare di donne, di cucina, del Reno e della trasferta semestrale all’estero, di diaframmi e tempi di otturazione, bersi un cappuccio per il puro gusto di vedere come lo fanno i tedeschi (dopo aver bocciato quello inglese, slovacco, sloveno ed aver parzialmente assolto quello spagnolo…), ascoltare del buon jazz complice un festival musicale in quei giorni per le strade di Dusseldorf bevendosi qualche piccola di Altbier (la birra locale, ovviamente…) e gustandosi un succulento Bratwurst!!! E poi conoscere persone, tante persone… in ordine sparso Claudia, tedesca di origini italiane con la quale abbiamo parlato dei tedeschi e di questa loro “impossibilità di sentirsi orgogliosi del proprio paese” (ne parlerò in qualche prossimo post) e poi Nicole, brasiliana che sembra tanto pesce fuor d’acqua lontana dalla sua San Paolo. E poi ancora Tom l’irlandese sempre in viaggio, e Carlo, e la Bea ovvero il sogno inarrivabile di Claudio (anche se non credo sia tanto inarrivabile Cla) e poi Martina e l’arrivo del suo (inatteso) ragazzo dopo aver bevuto abbastanza da riderci su, e nel mezzo cercare di parlare inglese (oltre che scriverlo), cosa che non facevo da troppo tempo e tra qualche giorno c’è l’FCE!!! Mille emozioni, giorni pieni di vita, di passeggiate, di giri in bicicletta (che a buon diritto è diventata l’immagine di questo mio post e di questa mia vacanza). Quando si torna indietro da viaggi del genere si ha nostalgia da subito, si vorrebbe invertire la rotta prima di toccare terra, resettare lo splendore di cui gli occhi ed il cuore sono colmi e farne di nuovo il pieno.
Grazie quindi Claudio, grazie per la tua ospitalità e per la tua amicizia, prometto che tornerò a trovarti prima di ottobre… il trolley lo lascio in caldo!
Tempo di rifare le valigie e martedì si riparte, questa volta destinazione Padova per un corso formativo interno, dall’aereo all’auto e via altri 500 km a cantare in macchina a squarciagola per tutto il tragitto, centellinando “on my mind” la gioia del viaggio appena concluso. E poi finalmente ritrovare la città dove ho trascorso 10 mesi della mia vita sotto naja, sorridere nel ricordarsi vie, negozi, facce delle persone ed abitudini… bersi uno Spritz al Caffè Pedrocchi insieme ai nuovi colleghi e cercare qualche buon ristorante dove mettere le ginocchia sotto al tavolo… è stato tutto molto piacevole anche a questo giro.
Unica nota stonata forse… il rientro: Padova -> Milano sotto l’acqua in due ore e mezza, barriera di Milano Est -> casetta lo stesso tempo, veramente bestiale!
Un piccolo, piccolissimo prezzo da pagare per questo pot-pourri di belle giornate trascorse! Prossima destinazione USA, ma prima forse è il caso di rimboccarsi le maniche, mi aspettano giornate piene di impegni. Che non mi aspettano più. Sarà tutt’altra cosa affrontarli con questo umore!!!

Ultimi preparativi, il voucher di Air Berlin e i documenti di viaggio sulla scrivania, qualche acrobazia per trovare la schiuma da barba sotto i 100ml. (altrimenti come successo a Dublino si limitano ad aprire il trolley e cestinarla allegramente), il fido Google Earth aperto per orientarmi una volta arrivati a Düsseldorf e l’immancabile Wikipedia aperta sbirciando sui cenni storici e curiosità di questa città. Il meteo… vabbè lasciamo perdere, mi sto portando in Cruccolandia maglioncino e giacca visto che sono previste per domenica minime da 8 gradi e pioggia a catinelle. Ed io che volevo scattare qualche foto per il concorso… tzè! Ma la reflex me la porto lo stesso!
Anche se in ritardo rispetto al solito ponte del 25 aprile/1 maggio, questo rappresenta il mio break primaverile, peraltro reso possibile dalla gentile ospitalità di Claudio (che ringrazio anticipatamente), piccolo antipasto del Viaggio di questa estate! Ma prima dell’avventura estiva mi aspettano mesi roventi: la certificazione FCE di inglese, due esami universitari e l’esito del colloquio con Human Resources per quel posto lì… si, proprio quello lì, che rappresenterebbe una piccola conquista perchè è ciò che voglio! Alcuni di voi già sanno, altri magari no… ma taccio per scaramanzia, finchè non firmo non parlo in questa sede.
Qualche lotta interna tra ragione ed emozione e un sonno bestialmente arretrato chiudono il felice quadretto. Curioso come le occasioni per viaggiare coincidano con i periodi in cui è necessario per me staccare con la testa, evadere… coincidenze o che? Click!
A bientôt… anzi, Auf Wiedersehen

E’ da qualche giorno che, per una serie di coincidenze più o meno evidenti, mi trovo ad usare la macchina fotografica con una certa assiduità: la prima e più ghiotta delle occasioni mi si è presentata a margine del “Children Day”, una giornata durante la quale tutti i colleghi dell’azienda per la quale lavoro hanno l’opportunità di portare i propri figli a vedere “dove lavora papà/mamma”: il risultato si è concretizzato in circa 250 foto fatte a tutti i piccini presenti in ufficio e si è rivelata una splendida opportunità per immortalare quanto di più espressivo penso esista sulla faccia della terra, ovvero i visi, le smorfie, le espressioni umane.
Ho sempre amato stare tra i bimbi, se mai dovessi trovare tempo da dedicare al volontariato di certo lo dedicherei ad un’ente che si occupa del diritti all’infanzia (detesto parlare con il condizionale soprattutto quando si parla di argomenti tanto delicati, purtroppo però il tempo per dedicarsi a tutto non c’è…), ecco il motivo per cui venerdì in occasione di questa giornata speciale mi sono divertito forse più io di loro.
Il miglior modo di avvicinarsi ai bambini (per quanto riguarda la mia esperienza personale) è porsi al loro livello, sforzarsi di far proprio il loro modo di interpretare le cose, di vedere il mondo. Questo comporta la rinuncia forzata a tutto un bagaglio di esperienze e assoluti che noi diamo come scontati. Ma che tali non possono essere, per fortuna, nella testa di un essere umano all’età di 3/4 anni. Questo “calarsi” nel loro mondo funziona anche quando ci si avvicina con una macchina fotografica in mano: bisogna rendersi trasparenti, diventare parte del gruppo, è necessario essere accettati prima di poter dialogare con un bambino, specialmente quando si imbraccia uno strumento come una reflex che ai loro occhi può risultare tanto un gioco quanto una minaccia.
Una volta rotto il ghiaccio poi si diventa complici, ci si “concede” l’un l’altro molto più facilmente rispetto a quanto accade quando ci si avvicina in età adulta. Fotografare diventa semplice, anche grazie allo straordinaria capacità di trasmettere le emozioni propria dei bambini. Proprio questa loro sincerità d’animo, la totale assenza di secondi fini e trasparenza totale è ciò che mi diverte e mi ripaga allo stesso istante quando passo del tempo con loro.
Lungi dal voler intavolare un discorso a sfondo pediatrico mi limiterò, prendendo spunto dall’argomento fotografia, a consigliarvi un paio di mostre interessanti: la prima è intitolata Faccia a Faccia dove si affronta il ritratto fotografico contemporaneo, alla luce degli inevitabili mutamenti sociali e di valori della società attuale, un piacevole sguardo (a tratti anche irriverente) sul futuro della ritrattistica, affrontato in maniera assolutamente non tecnica. In seconda battuta se capitate da queste parti, fino al 17 giugno sempre presso il Centro Forma Foto in P.zza Tito Lucrezio Caro, è in corso una mostra su Sebastião Salgado ovvero il fotografo dell’anima, dotato di una attenzione tutta particolare non solo all’uomo ma anche e soprattutto al contesto sociale nel quale è calato. Purtroppo qualsiasi definizione riguardante le sue fotografie rischia di essere incompleta, ecco perchè se l’argomento anche solo vi interessa, il link alla mostra e qualche ricerca immagini grazie a Google potrebbe valer più di mille altre argomentazioni!
PS: la fotografia di questo post è dedicata alla piccola Noemi, in secondo piano Sara.